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"L'illusione non si mangia"
"Non si mangia, ma alimenta"
(Gabriel Garcia Marquez)
"Non si mangia, ma alimenta"
(Gabriel Garcia Marquez)
venerdì 2 aprile 2010
Sant'Onofrio, la festa è finita
domenica 10 gennaio 2010
Il riscatto di Bovalino
| In piedi, Deborah Cartisano |
BOVALINO – Per benedire la consegna avevano scelto San Francesco da Paola. Il dovuto “per passare un buon anno” andava lasciato sul lungomare, tra l’erbetta dell’aiuola alla base della statua del santo. Erano convinti che alle 17.00 del 31 dicembre a Bovalino, in quello spiazzo di fronte al mar Jonio, ci sarebbe stato solo il patrono del paese, con il bastone in mano, il cappuccio in testa e il viso reclinato in basso: un testimone muto. Ma davanti ai lampeggianti delle volanti che li circondano anticipando i fuochi d’artificio di Capodanno, i due ragazzi capiscono che muto, in quella storia, non c’è rimasto nessuno e non si capacitano. Il più grande ha 19 anni, nel lavoretto si è trascinato un sedicenne di Benestare, e si chiama Francesco Pelle: con il nome onora il santo calabrese, con il cognome dice San Luca e ‘ndrangheta, un binomio che per decenni ha depredato Bovalino di uomini e futuro contando sul silenzio delle vittime. Fino al 31 dicembre 2009.
lunedì 9 novembre 2009
Carmine, 24 anni, carabiniere
SAN LUCA - La lista comprende due monsignori, un avvocato e un medico. Poi spunta Carmine Tripodi, con la licenza media e la divisa indossata a 17 anni forse più per avere un mestiere che per seguire una vocazione. Quando a 20 anni lo spediscono in Calabria, non se lo immagina neppure che un giorno finirà infilato pure lui tra i personaggi illustri di Torre Orsaia, il suo paese piccolo piccolo nelle campagne del Salernitano. A come verrà ricordato da morto, un ventenne di solito non pensa, soprattutto quando c'è da lavorare e poco tempo per pensare. Nel 1980 a Bianco, dove sbarca fresco di scuola allievi sottoufficiali, è già tanto se si riesce a mangiare e dormire. Il giovane brigadiere è capo equipaggio del Nucleo operativo e radiomobile. In pratica è sempre sulla strada, lungo la statale 106 che unisce i paesi della costa jonica reggina, e poi lungo le provinciali, le comunali e pure le mulattiere ché per raggiungere Casignana, Motticella, Ferruzzano e Caraffa del Bianco il tragitto non sempre è facile, specie d'inverno quando il cielo la manda di santa ragione e pure i paesi sembrano scivolare a mare. Solo che le prigioni dei sequestrati li devi cercare per forza lì, in mezzo agli ovili, dentro le grotte scavate nella terra dura dell'Aspromonte e non sempre le trovi vuote. Carmine Tripodi lo impara presto. E' in Calabria da 5 mesi quando il pensionato 76enne Silvio De Francesco, rapito a Bovalino il 7 ottobre 1980, viene trovato morto quattro giorni dopo il sequestro. E poi c'è il pensiero tormentoso dei bambini: di Giovanni Furci, 9 anni, la famiglia di Locri non ha notizie da mesi (la sua prigionia durerà 213 giorni); il piccolo Alfredo Battaglia, 13 anni, alla sua casa di Bovalino è tornato dopo 115 giorni. La lista dei desaparecidos, a scorrerla con attenzione, è praticamente infinita: ci sono i sequestrati calabresi (11 nella sola Bovalino) e ci sono i sequestrati che potrebbero essere finiti in Calabria. Insomma, se nel 1980 sei brigadiere dei carabinieri a Bianco, hai in una mano l'elenco degli scomparsi e nell'altra quello delle famiglie di 'ndrangheta e ci provi a non confonderti tra Morabito, Palamara, Strangio, Pelle e Vottari. L'8 gennaio 1982, il giorno in cui entra nella caserma di San Luca come comandante interinale, Carmine le idee le ha già un po' schiarite: qualcuno vedendolo passare per le vie del paese di Corrado Alvaro pensa che il ragazzo è stato mandato come una pecora in mezzo ai lupi, ma lui pecora non ci si sente.
mercoledì 30 settembre 2009
Camminata in Aspromonte (la forza della memoria)
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